Corvi o Messico ’68

“Se io vinco sono un americano, non un nero americano”



scritto e diretto da Franco Rossi
con la collaborazione di Riccardo Monopoli, Matteo Romoli, Francesco Cortopassi, Rocco Bonci
suono e musiche di Giulio S. Rossi
luci di Franco Rossi
aiuto tecnico e organizzazione Stefania Gatti


Durante le Olimpiadi del 1968 rimase storica la premiazione di Tommie Smith e John Carlos, oro e bronzo nei 200 metri piani: i due campioni, nel momento in cui venne innalzata la bandiera americana con l’inno nazionale, abbassarono lo sguardo ed alzarono il pugno coperto da un guanto nero. L’immagine fece il giro del mondo rafforzando le proteste delle Black Panters, ma costò ai due sportivi l’allontanamento forzato dal villaggio olimpico ed un ostracismo che durerà per tutta la loro carriera.  Smith, disceso dal podio, disse “Se io vinco sono un americano, non un nero americano. Ma se faccio qualcosa di sbagliato, allora diranno che sono un negro. Noi siamo neri e siamo orgogliosi di essere neri”. “Siamo stufi di essere cavalli da parata alle Olimpiadi e carne da cannone in Vietnam”, dichiarò Carlos alla stampa.

I due protagonisti dello spettacolo sono due ragazzi con vite diverse ma che hanno in comune il fatto di essere stranieri in Italia e di amare la bicicletta. Sono due amici, prima di tutto. Uno dei due spera di vincere la gara ciclistica del paese per poter protestare durante la premiazione come fecero Smith e Carlos a Città del Messico nel 68 l’altro, irregolare in Italia, lavoratore in nero, deve “conquistarsi” il permesso di soggiorno vincendo la stessa gara ciclistica per conto della sua azienda.La storia si svolge durante un uscita d’allenamento dei due ragazzi. I due corrono circondati dalla zona industriale della città dove vivono. Davanti a loro un motorino a dettare la velocità. Una corsa notturna in una campagna industrializzata della provincia italiana. Quella campagna zeppa di capannoni del terziario, di nebbia, tra ferrovia, discariche e ranocchi nei fossi. Ma protagonista è anche la notte, una notte strana, onirica, in cui si aggirano personaggi ambigui, una notte in cui il sogno si può confondere con la realtà. Una realtà che non dà speranza, un sogno che si trasforma in un incubo…

Presentato nell’anno 2009 a SantarcangeloIMMENSA e a Volterra Teatro, Corvi è una rappresentazione teatrale molto simile ad una “performance artistica” senza mai andare, però, a scapito della parola; è piuttosto una rappresentazione misurata proprio per restituire alla parola il suo significato. La colonna sonora (suonata dal vivo) è quasi sempre presente nello svolgimento del racconto, aumentando, in tal modo, la tensione proprio nei momenti di silenzio.La drammaturgia è costruita sul dialogo serrato, con uno sviluppo e una storia chiare e con una scenografia essenziale, dove i simboli e il significato della vicenda scaturiscono proprio dal numero esiguo di oggetti in scena che rende quelli presenti, circondati dal buio, carichi di significato: una sbarra da passaggio a livello che sbarra il procedere, che sbarra il flusso; un uomo che la sorregge da un’estremità, seduto sul lato della scena, appena percettibile nell’oscurità, stanca figura umana; e poi le biciclette, retaggio di un Italia che andava in bicicletta, quell’Italia in fuga dalle miserie della guerra, con i suoi idoli: Coppi e Bartali, volti di un Italia che stentava a partire, che si entusiasmava per la sfida.